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EXPOSITIO MUNDI – La mostra come medium

Mostre
24 Giugno 2026
Copertina mostra Expositio Mundi - Musei Macerata
Indice della pagina
 - Musei Macerata

A cura di Lorenzo Benedetti con Giuliana Pascucci
11 luglio 2026 – 10 gennaio 2027
Inaugurazione: 10 luglio 2026, ore 17.00

Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi | Sferisterio | Biblioteca Mozzi Borgetti
Macerata

Promossa e organizzata da:
Comune di Macerata, Accademia di Belle Arti di Macerata, Università degli Studi di Macerata – Scuola di Studi Superiori “G. Leopardi” 

Il Comune di Macerata, l’Accademia di Belle Arti di Macerata e l’Università degli Studi di Macerata – Scuola di Studi Superiori “G. Leopardi” presentano EXPOSITIO MUNDI. La mostra come medium, una mostra collettiva dedicata alla storia e all’evoluzione dell’esposizione come linguaggio culturale, pratica pubblica e dispositivo di relazione.

L’evento mette in dialogo il contemporaneo con la storia, trasformando la città di Macerata in un laboratorio diffuso sul tema del mostrare: non soltanto la presentazione delle opere, ma l’esposizione stessa intesa come forma di pensiero, costruzione dello sguardo e spazio condiviso.

EXPOSITIO MUNDI nasce da alcune domande centrali nella storia dell’arte e della cultura: chi ha inventato le mostre? Come nasce l’idea moderna di esposizione pubblica? Che cosa accade quando i capolavori escono dai palazzi e diventano accessibili a un pubblico più ampio? Può una mostra diventare uno spazio democratico?

Al centro del percorso si trova la figura di Giuseppe Ghezzi (1634–1721), pittore, letterato, accademico e organizzatore culturale, che tra Sei e Settecento contribuì in modo decisivo alla nascita della mostra pubblica moderna. A partire dal 1676, nel chiostro di San Salvatore in Lauro a Roma, Ghezzi organizzò esposizioni di dipinti provenienti da collezioni private, aprendo l’arte a una fruizione più ampia e inaugurando un modello destinato a segnare la modernità: la mostra come strumento di diffusione culturale e dispositivo di conoscenza condivisa.

A 350 anni da quella esperienza fondativa, EXPOSITIO MUNDI prosegue questa riflessione attraverso un percorso diffuso tra Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi, Sferisterio e Biblioteca Mozzi Borgetti, mettendo in relazione documenti storici, dipinti, sculture, installazioni, video, interventi site-specific e dispositivi espositivi.

A partire dalla figura di Ghezzi, la mostra coinvolge artisti che, in epoche e modalità differenti, hanno ridefinito l’esposizione come linguaggio autonomo e pratica critica. Il percorso racconta come l’atto di mostrare possa diventare gesto creativo, riflessione sulla visibilità, esperienza condivisa e costruzione di una relazione attiva con il pubblico.

Gli artisti

Gli artisti in mostra sono: Ed Atkins, Joseph Beuys, Catherine Biocca, Paolo Chiasera, Michele Ciacciofera, Adelaide Cioni, Fabrizio Cotognini, Giuseppe Ghezzi, Felix Gonzalez-Torres, Jason Hirata, Oliver Laric, Jonathan Monk, Maurizio Nannucci, Laura Paoletti, Giulio Paolini, Dimitar Solakov, Nedko Solakov, Veit Stratmann, Agnès Thurnauer.

Il percorso comprende opere e interventi che indagano il rapporto tra opera, spazio, documento, pubblico e contesto urbano: dai primi documenti relativi all’organizzazione delle mostre e dai dipinti di Giuseppe Ghezzi, fino alle riflessioni concettuali di Giulio Paolini, alle pratiche partecipative di Felix Gonzalez-Torres, alle reinterpretazioni della pittura antica di Michele Ciacciofera, agli interventi luminosi di Maurizio Nannucci, alle esperienze sensoriali di Jonathan Monk e alle narrazioni ironiche e critiche di Nedko Solakov.

Le sedi

Elemento centrale del progetto è il dialogo con i tre luoghi che ospitano la mostra: Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi, Sferisterio e Biblioteca Mozzi Borgetti. Molte opere sono concepite o rielaborate in relazione alle sedi espositive, mentre alcuni interventi si estendono nello spazio urbano di Macerata, rafforzando l’idea di una fruizione aperta, accessibile e diffusa.

Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi

I Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi, istituto capofila del Polo museale urbano Macerata Musei, accolgono il nucleo principale della mostra. Qui il patrimonio storico e la ricerca contemporanea entrano in dialogo, confermando il museo come spazio di conservazione, produzione culturale, sperimentazione e rilettura critica delle collezioni.

Biblioteca Mozzi Borgetti | Laura Paoletti

La Biblioteca Mozzi Borgetti, con la sua storia secolare e il suo ricco patrimonio di manoscritti, incunaboli, edizioni antiche e fondi archivistici, accoglie un percorso in dialogo con la memoria stratificata del luogo.

In questo contesto, Laura Paoletti presenta un’esposizione concepita in relazione agli spazi della Biblioteca. Le opere entrano in dialogo con i volumi storici, le sale e l’idea stessa di sopravvivenza delle immagini nel tempo, trasformando la Biblioteca in parte attiva del percorso espositivo: un luogo in cui memoria, immaginazione e ricerca visiva si incontrano.

Sferisterio | Maurizio Nannucci

Lo Sferisterio, spazio civico e monumentale tra i simboli più rappresentativi di Macerata, ospita l’intervento di Maurizio Nannucci, pensato in dialogo con l’architettura neoclassica dell’arena e con la sua forte vocazione pubblica.

L’opera luminosa di Nannucci trasforma lo spazio in un segno condiviso e in un’apertura verso nuove visioni, invitando il pubblico a riflettere sul contemporaneo come passaggio tra storia, linguaggio, luce e futuro.

Il progetto 3500 cm²

EXPOSITIO MUNDI si completa con 3500 cm², progetto di riproduzioni di opere in formato poster 50×70 cm, nato nel 2004 da un’idea di Lorenzo Benedetti. Il titolo richiama la superficie del manifesto e rafforza la dimensione pubblica dell’esposizione.

I poster realizzati per Macerata saranno distribuiti gratuitamente nelle sedi della mostra e in città, ampliando il progetto oltre gli spazi espositivi e dando forma a un’arte mobile, accessibile e condivisa, pensata per circolare anche nel paesaggio quotidiano.

Attraverso il confronto tra documenti storici, opere contemporanee, interventi nello spazio urbano e dialoghi con le sedi, EXPOSITIO MUNDI propone una riflessione sulla mostra come forma culturale complessa: un luogo in cui le opere non sono soltanto esposte, ma messe in relazione con la storia, l’architettura, la città e il pubblico.

Eventi e attività in programma

Visite guidate e laboratori

A cura de L’Orologio Società Cooperativa

Attività per famiglie e bambini

Mettiamoci in mostra!

  • Giovedì 30 luglio, ore 17.00
  • Sabato 17 ottobre, ore 16.00
  • Sabato 21 novembre, ore 16.00

Costo: 5,00 euro a bambino partecipante
Prenotazione altamente consigliata

Visite guidate

  • Sabato 25 luglio, ore 11.00
  • Sabato 19 settembre, ore 16.00
  • Sabato 9 gennaio, ore 11.00

La visita guidata è compresa nel costo del biglietto d’ingresso.
Prenotazione altamente consigliata

Info e prenotazioni:
0733 256361
macerata.cultura@orologionetwork.it

Orari di apertura

Orari validi per il periodo della mostra: 10 luglio 2026 – 10 gennaio 2027.

Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi

Museo della Carrozza · Arte Antica e Galleria dell’Eneide · Arte Moderna

Luglio – settembre
Martedì – domenica: 10.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00

Ottobre
Martedì – domenica: 10.00 – 13.00 / 14.30 – 18.30

Novembre – gennaio
Martedì – domenica: 10.00 – 13.00 / 15.00 – 17.30

Aperture nei giorni festivi:
15 agosto, 1° novembre, 8 e 26 dicembre, 1° gennaio pomeriggio, 6 gennaio.

La biglietteria chiude 30 minuti prima della chiusura.

Arena Sferisterio

Luglio – settembre
Martedì – domenica: 10.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00

Ottobre
Martedì – domenica: 10.00 – 13.00 / 14.30 – 18.30

Novembre – gennaio
Martedì – domenica: 10.00 – 13.00 / 15.00 – 17.30

Aperture nei giorni festivi:
15 agosto, 1° novembre, 8 e 26 dicembre, 1° gennaio pomeriggio, 6 gennaio.

La biglietteria chiude 30 minuti prima della chiusura.

Biblioteca Mozzi Borgetti

Dal 10 luglio al 31 ottobre
Martedì – domenica: 10.30 – 12.30 / 16.00 – 18.00

Dal 1° novembre al 10 gennaio
Sabato: 16.00 – 18.00
Domenica: 10.30 – 12.30 / 16.00 – 18.00

Ingresso libero

Biglietti e informazioni

Macerata Pass turistico

Cumulativo 7 giorni: Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi · Torre Civica · Arena Sferisterio · Biblioteca Mozzi Borgetti

Intero: 12,00 euro
Ridotto: 9,00 euro
Studenti universitari e dell’Accademia di Belle Arti, studenti ITS per i Beni Culturali, gruppi di minimo 15 persone, convenzionati FAI, Touring Club, COOP Alleanza 3.0, Italia Nostra, residenti nel Comune di Macerata.

Family: 25,00 euro
2 adulti e fino a 3 ragazzi dai 14 ai 25 anni.

Gratuito:
Soci ICOM, ragazzi fino a 13 anni, giornalisti con tesserino, guide turistiche con tesserino, persone disabili con accompagnatore, insegnanti accompagnatori di scolaresche.

Macerata Card

Nominativa, annuale, con ingresso illimitato al circuito e alle mostre

Standard: 20,00 euro
Junior: 15,00 euro — ragazzi 14–25 anni
Scuola: 8,00 euro — studenti di ogni ordine e grado degli istituti della città di Macerata, Università di Macerata e Accademia di Belle Arti di Macerata
Gratuita: ragazzi fino a 13 anni

Palazzo Buonaccorsi

Biglietto intero: 9,50 euro
Biglietto ridotto: 7,00 euro
Studenti universitari e dell’Accademia di Belle Arti, studenti dell’Istituto Tecnico Superiore per le Tecnologie Innovative per i Beni e le Attività Culturali, gruppi di minimo 15 persone, convenzionati FAI, Touring Club, COOP Alleanza 3.0, Italia Nostra, residenti nel Comune di Macerata.

Biglietto ridotto scuole: 5,00 euro
Riservato alle scolaresche degli istituti secondari di primo e secondo grado, Università e Accademia di Belle Arti.

Ingresso gratuito:
Soci ICOM, ragazzi fino a 13 anni, giornalisti muniti di regolare tesserino, guide turistiche della Regione Marche munite di regolare tesserino, persone disabili con accompagnatore.

Sferisterio

Biglietto intero: 6,00 euro
Biglietto ridotto: 4,00 euro
Studenti universitari e dell’Accademia di Belle Arti, studenti dell’Istituto Tecnico Superiore per le Tecnologie Innovative per i Beni e le Attività Culturali, gruppi di minimo 15 persone, convenzionati FAI, Touring Club, COOP Alleanza 3.0, Italia Nostra, residenti nel Comune di Macerata.

Biglietto ridotto scuole: 3,00 euro
Riservato alle scolaresche degli istituti secondari di primo e secondo grado, Università e Accademia di Belle Arti.

Ingresso gratuito:
Soci ICOM, ragazzi fino a 13 anni, giornalisti muniti di regolare tesserino, guide turistiche della Regione Marche munite di regolare tesserino, persone disabili con accompagnatore, insegnanti accompagnatori di scolaresche in visita.

Biglietterie

Palazzo Buonaccorsi
Via Don Minzoni 24, Macerata

Arena Sferisterio
Piazza Nazario Sauro, Macerata

Infopoint Macerata
Piazza della Libertà 18, Macerata

La biglietteria chiude 30 minuti prima della chiusura.

Info
Tel. 0733 060279
info@maceratamusei.it
musei.macerata.it
macerataculture.it
sistemamuseo.it

Sezione biografica

Gli artisti riuniti in Expositio Mundi compongono una costellazione di ricerche che interrogano la mostra non solo come luogo di presentazione dell’opera, ma come forma di pensiero, dispositivo di relazione e linguaggio autonomo. A partire dalla figura di Giuseppe Ghezzi, pittore, letterato e curatore di esposizioni nella Roma tra Sei e Settecento, il percorso attraversa pratiche diverse nelle quali l’immagine, l’oggetto, il testo, il corpo e lo spazio pubblico diventano strumenti per ridefinire il legame tra opera, spettatore e contesto. Le biografie qui raccolte non intendono restituire soltanto i percorsi individuali degli artisti, ma mettere in evidenza il modo in cui ciascuna ricerca si inserisce nell’ampia storia del “mostrare”: dalla riflessione sul dispositivo espositivo alla circolazione delle immagini, dalla memoria dell’arte alla dimensione politica, narrativa e affettiva dell’esperienza artistica.

La mostra come dispositivo di conoscenza e autoriflessione

Giuseppe Ghezzi
Giuseppe Ghezzi (Comunanza, 1634 – Roma, 1721), pittore, letterato, accademico e segretario dell’Accademia di San Luca, è la figura da cui prende avvio la riflessione di Expositio Mundi. Ghezzi contribuì a definire uno dei primi modelli moderni di esposizione pubblica dell’arte occupandosi della “curatela”, a partire dal 1676, di numerose esposizioni di dipinti provenienti da collezioni private nel chiostro di San Salvatore in Lauro a Roma. La sua attività pittorica, teorica e organizzativa consente di leggere la mostra come dispositivo di conoscenza, spazio di mediazione culturale e forma di accesso pubblico alle immagini.

Giulio Paolini
Giulio Paolini (Genova, 1940) ha posto al centro della propria ricerca il rapporto tra opera, autore e spettatore. Fin dagli anni Sessanta, il suo lavoro interroga le condizioni stesse della rappresentazione, trasformando il quadro, la mostra e lo spazio espositivo in luoghi di riflessione sull’atto del vedere. In Ipotesi per una mostra del 1963, l’oggetto artistico sembra arretrare fino quasi a scomparire: ad essere esposta è l’idea stessa di mostra, intesa come progetto, rito sociale e luogo di attesa. L’opera di Paolini ribalta così, sul piano concettuale, l’intuizione di Ghezzi: dalla mostra come accesso pubblico alle immagini alla mostra come forma mentale dell’esporre.

Paolo Chiasera
Paolo Chiasera (Bologna, 1978) vive e lavora a Berlino. Attraverso la propria riflessione l’artista interroga la mostra come spazio mentale prima ancora che fisico. Le sue opere si configurano come spazi di relazione, in cui immagini, riferimenti storici e memorie visive sedimentate vengono accostati, riorganizzati e riattivati. La storia dell’arte non è assunta come semplice repertorio di citazioni, ma come memoria condivisa, capace di generare nuove possibilità di visione e riconoscimento.

Nedko Solakov
Nedko Solakov (Cherven Briag, 1957) vive e lavora a Sofia. La sua pratica attraversa disegno, pittura, testo e installazione, costruendo narrazioni ironiche, intime e spesso contraddittorie. Nei suoi lavori immagini e parole si intrecciano per generare racconti instabili, fatti di deviazioni, esitazioni e punti di vista molteplici. Solakov mette così in discussione l’autorità dell’artista, il ruolo delle istituzioni e le convenzioni della fruizione. Con l’opera You can’t l’artista consegna al pubblico un paradosso, una riflessione sul limite del vedere: la mostra diventa luogo in cui ciò che viene esposto rivela anche ciò che resta nascosto, inaccessibile o impossibile da conoscere pienamente.

Circolazione delle immagini e trasmissione del sapere

Ed Atkins
Ed Atkins (Oxford, 1982) vive e lavora a Copenaghen. La sua ricerca attraversa video, immagine digitale, scrittura e suono, interrogando i modi in cui i media producono forme di presenza, memoria e perdita. L’opera esposta mostra come la produzione di manoscritti raggiunga il proprio apice nel momento in cui la stampa si afferma come nuovo strumento di diffusione del sapere. Il dato storico viene così tradotto in una forma visiva che riflette sulla convivenza di media diversi e sulla complessità delle transizioni culturali. In Expositio Mundi, Atkins considera la mostra come luogo in cui i dispositivi del sapere diventano visibili.

Oliver Laric
Oliver Laric (Innsbruck, 1981) vive e lavora a Berlino. La sua ricerca si concentra sulla circolazione delle immagini e sulla trasformazione dei modelli visivi nel tempo. Attraverso video, sculture e processi di riproduzione digitale, Laric mette in discussione l’idea di originalità, mostrando come le immagini siano attraversate da copie, versioni e traduzioni. In una prospettiva vicina al concetto warburghiano di Nachleben, il suo lavoro evidenzia la capacità delle immagini di sopravvivere, mutare e riattivarsi attraverso epoche, supporti e contesti diversi. L’opera diventa così una forma aperta e instabile, continuamente rimessa in circolazione.

Michele Ciacciofera
Michele Ciacciofera (Nuoro, 1969) sviluppa una pratica caratterizzata dall’uso di media diversi, dal disegno alla pittura, dal suono alla scultura, intrecciando memoria personale, antropologia, mito e storia delle immagini. La sua ricerca dà vita a paesaggi visivi in cui elementi naturali, simbolici e culturali si sovrappongono. La serie Pathosformel, nata dalla riflessione sulle immagini archetipiche warburghiane, reinterpreta le opere di artisti del Rinascimento indagando la sopravvivenza delle forme e la loro capacità di trasmettere gesti, emozioni e significati attraverso il tempo. In Expositio Mundi il suo lavoro contribuisce a pensare la mostra come spazio di sedimentazione, in cui le immagini si fanno memoria sociale e diventano tracce attive di conoscenza.

Corpo, relazione, partecipazione

Joseph Beuys
Joseph Beuys (Krefeld, 1921 – Düsseldorf, 1986) ha ridefinito il ruolo dell’artista attraverso una pratica che unisce scultura, performance, pedagogia e azione politica. La sua idea di “scultura sociale” amplia il campo dell’opera oltre l’oggetto, coinvolgendo processi, relazioni e trasformazioni collettive. In La rivoluzione siamo noi del 1972, l’artista si presenta come figura pubblica chiamata ad attivare una presa di coscienza, contribuendo a pensare la mostra come spazio di esperienza, partecipazione e azione. L’immagine non celebra l’individuo, ma afferma la possibilità di una responsabilità condivisa: la rivoluzione non è evento esterno, ma processo che riguarda ciascuno, 

Felix Gonzalez-Torres
Felix Gonzalez-Torres (Guaimaro, 1957 – Miami, 1996) ha costruito una delle ricerche più intense sul rapporto tra forma minimale, esperienza individuale e dimensione politica. Le sue opere, spesso composte da pile di fogli, caramelle, lampadine o oggetti quotidiani, esistono in relazione diretta con il pubblico, chiamato a prenderne parte e a modificarne la presenza. Attraverso gesti di dono, sottrazione e dispersione, l’opera si trasforma, si consuma e deperisce nel tempo, facendo di questa perdita la propria condizione di esistenza. Con Torres Expositio Mundi attraversa i confini del museo, i suoi manifesti invadono lo spazio urbano attivando così un legame tra città, museo e memoria dello spettatore.

Jonathan Monk
Jonathan Monk (Leicester, 1969) rilegge l’eredità dell’arte concettuale e minimalista attraverso citazione, ripetizione e slittamento di senso. Le sue opere riattivano immagini della storia recente dell’arte, mettendo in discussione originalità, valore e trasmissione, indagando ciò che rende possibile distinguere un oggetto d’uso quotidiano da un’opera d’arte. Nella sua pratica, il riferimento storico non è mai assunto come modello immobile, ma come materiale da spostare, trasformare e ricollocare. In Mona Lisa Chanel No5 la memoria dell’arte si intreccia a elementi quotidiani e sensoriali, mostrando come l’incontro con l’opera non appartenga solo alla visione, ma anche ai modi imprevedibili in cui essa viene ricordata, raccontata e rimessa in circolo e vissuta in maniera del tutto personale.

Jason Hirata
Jason Hirata (Seattle, 1986) sviluppa una ricerca che indaga le condizioni materiali, tecniche e istituzionali che rendono possibile l’esperienza della mostra. La sua pratica attraversa medium diversi e si concentra su ciò che abitualmente resta ai margini della visione: supporti, superfici, tempi e relazioni che determinano la comparsa dell’opera. Anche una porzione di parete può così perdere la propria neutralità e diventare presenza attiva. Con Painted Square l’artista ridefinisce lo spazio espositivo alterandone la percezione e mescolandone i confini con quelli dell’opera stessa. Il suo lavoro sposta l’attenzione dall’oggetto esposto alle condizioni, spesso invisibili, che ne rendono possibile l’apparizione.

Catherine Biocca
Catherine Biocca (Roma, 1984) lavora attraverso video, animazione, installazione, suono e oggetti, costruendo ambienti attraversati da ironia, straniamento e tensione narrativa. La sua ricerca mette in scena figure, immagini e situazioni instabili, spesso sospese tra dimensione fisica e immaginario digitale. In Expositio Mundi, Biocca sviluppa una riflessione sullo spazio espositivo inteso non come contenitore neutro, ma come presenza emotiva e performativa. Lo spazio stesso sembra farsi corpo e voce, rivelando una condizione di vuoto, mancanza e vulnerabilità. L’opera introduce così una dimensione insieme inquieta e affettiva, in cui l’ambiente diventa immagine vivente e luogo di identificazione.

Narrazione, memoria, materia, immaginario

Fabrizio Cotognini
Fabrizio Cotognini (Macerata, 1983) costruisce un immaginario fondato sull’intreccio tra storia, letteratura, iconografia, mito e memoria. Attraverso disegno, scultura e installazione, la sua ricerca rilegge fonti antiche e moderne, generando forme in cui il passato non è semplice citazione, ma materia viva, riattivata nel presente. Il suo lavoro procede per accumuli, visioni e cortocircuiti temporali, trasformando l’archivio in racconto e l’immagine in apparizione. In Expositio Mundi, Cotognini contribuisce a pensare lo spazio espositivo come teatro della memoria, dove frammenti, figure e riferimenti storici tornano a produrre nuove narrazioni.

Dimitar Solakov
Dimitar Solakov (Sofia, 1987) vive e lavora a Sofia. La sua ricerca attraversa fotografia, video, disegno, oggetti e installazione, indagando il modo in cui immagini, storie e sistemi di conoscenza vengono costruiti, ordinati e trasformati. Nella sua pratica l’opera assume spesso la forma di un dispositivo narrativo e archivistico, in cui riferimenti personali, culturali e storico-artistici vengono raccolti e rimessi in circolazione. In dialogo con l’eredità duchampiana, Solakov riflette sulla mostra come struttura mobile e stratificata: uno spazio in miniatura capace di contenere immagini, oggetti, repliche e rimandi, trasformando l’esposizione in una forma portatile di memoria e conoscenza.

Laura Paoletti
Laura Paoletti (Jesi, 1985) sviluppa una ricerca legata al disegno, all’acquerello e all’installazione, in dialogo con letteratura, poesia e mitologia. Le sue opere costruiscono immagini sospese tra memoria e visione, apparizione e sparizione, in cui il segno diventa strumento per ricomporre frammenti, evocare presenze e dare forma a un immaginario intimo e simbolico. In Expositio Mundi, la sua pratica introduce una dimensione silenziosa e narrativa, nella quale l’esposizione diventa il luogo dell’immaginazione e delle immagini interiori.

Agnès Thurnauer
Agnès Thurnauer (Parigi, 1962) vive e lavora a Parigi. La sua ricerca si sviluppa intorno al rapporto tra pittura, linguaggio, identità e storia dell’arte, interrogando il modo in cui le immagini vengono nominate, lette e trasmesse. Attraverso parole, forme pittoriche e dispositivi installativi, l’artista mette in discussione i codici della rappresentazione e i meccanismi di riconoscimento dello sguardo. In opere come Not Yet, il linguaggio introduce una dimensione di attesa e possibilità, aprendo l’immagine a ciò che non è ancora definito o compiuto.

Spazio, percezione e contesto urbano

Veit Stratmann
Veit Stratmann (Bochum, 1960) vive e lavora a Parigi. La sua ricerca si concentra sul rapporto tra spazio e visitatore, e sulle scelte che quest’ultimo compie attraversando il contesto espositivo. Mediante la realizzazione di sculture e strutture, l’artista modifica le condizioni di percezione e attraversamento, mettendo in discussione la neutralità dello spazio. Le sue opere non si impongono come oggetti autonomi, ma agiscono come dispositivi capaci di orientare, ostacolare o ridefinire i movimenti del pubblico. La mostra diventa così un campo di possibilità, in cui l’esperienza estetica e sensoriale coincide con una presa di posizione mentale e fisica.

Maurizio Nannucci
Maurizio Nannucci (Firenze, 1939) ha sviluppato una ricerca fondata sul rapporto tra arte, linguaggio, luce, colore e spazio. Dagli anni Sessanta la sua pratica attraversa poesia visiva, fotografia, editoria d’artista, suono e installazioni al neon, trasformando la parola in presenza visiva e ambientale. Le sue opere modificano la percezione dei luoghi, dialogando con l’architettura e restituendo al linguaggio il ruolo di segno condiviso e memoria collettiva. New Horizons for Other Visions / New Visions for Other Horizons, progettata per lo Sferisterio di Macerata, è una parola luminosa che invita il pubblico a riflettere sul contemporaneo non solo come risultato della storia ma come ponte verso il futuro.

Adelaide Cioni
Adelaide Cioni (Bologna, 1976) lavora tra disegno, pittura, tessuto, gesto e performance, interrogando le origini del segno e la possibilità di una grammatica visiva primaria. La sua ricerca si concentra su forme essenziali, pattern, colore e ritmo, mettendo in relazione astrazione, corpo, linguaggio e memoria materiale. Attraverso motivi semplici e ripetuti, Cioni costruisce dispositivi percettivi in cui il segno non resta immagine statica, ma diventa esperienza nello spazio. In Expositio Mundi, il suo lavoro introduce una riflessione sulla mostra come luogo di attraversamento, in cui superfici, forme e materiali orientano lo sguardo e accompagnano il movimento del corpo.