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Supporto alle opere - Musei Macerata

Collezioni

Testa di apostolo - Musei Macerata
Collezione Antonio Bonfigli
La donazione comprende ventisei quadri, tra questi si distinguono l’ “Autoritratto di Carlo Maratta”, un piccolo ma prezioso dipinto su rame, e una “Madonna” di Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato, oltre a due opere dello stesso Bonfigli.
Collezione
Marina con pescatori - Musei Macerata
Collezione Borgetti Tommaso Maria
Le opere donate al comune di Macerata nel 1835 dal domenicano Tommaso Maria Borgetti costituiscono il primo nucleo della Pinacoteca Civica. Il lascito comprende sette dipinti e alcuni disegni datati tra il XVII e il XIX secolo, due candelieri e un orologio da tavolo del XIX secolo, oggetti raccolti nell’arco di diversi anni, che testimoniano il gusto collezionistico ottocentesco.
Collezione
Campo dopo la battaglia - Musei Macerata
Collezione Costa Ciccolini Irene
La donazione della marchesa Irene Costa Ciccolini Silenzi pervenne al comune di Macerata nel 1956, poco dopo la sua scomparsa avvenuta in quell'anno il 13 gennaio.
Collezione

Accademia dei Catenati

L’Accademia dei Catenati, una delle più importanti istituzioni culturali di Macerata, fu fondata nel 1574 per iniziativa di Girolamo Zoppo e di altri eruditi maceratesi con lo scopo di promuovere gli studi letterari e d’eloquenza, la storia e la poesia. Prese il nome ‘dei Catenati’ dallo stemma, che presentava una catena a sette anelli pendente dal cielo. All’interno dell’associazione ogni membro aveva un suo nome ed una sua impresa che rispecchiava lati della personalità, del carattere o dell’attività professionale del singolo Accademico.

Già negli anni Quaranta e Cinquanta si ricordano i primi cenacoli letterari, segnalati come “adunanze di notabili maceratesi” all’interno di una Accademia denominata degli Innominati. In seguito assunse il nome dei Catenati, la cui fondazione ufficiale avvenne il 2 luglio del 1574, nel pieno clima di risveglio culturale per gli studi antichi e letterari che avrebbe portato alla nascita di altre accademie in Italia. 

Gerolamo Zoppio era insegnante di poetica, retorica e filosofia morale presso lo Studio della città marchigiana, e gran parte dei personaggi iscritti erano letterati, giuristi ed eruditi. Tra i primi e più notabili soci ascritti all’Accademia si ricorda Torquato Tasso, aggregato il 17 novembre 1574. La tradizione vuole che il poeta nel 1587 sottopose la Gerusalemme Liberata ai Catenati, per avere da loro un parere prima di pubblicarla.

Lo stemma dell’Accademia dei Catenati è stato dipinto da Sforza Compagnoni (1584 – 1640), come tramandato dalla storiografia ottocentesca. Il Cavalier Sforza Compagnoni nacque a Macerata il 7 aprile 1584, fu Accademico di San Luca e venne creato Cavaliere di Santo Stefano d’Ungheria nel 1626. Nel 1628 fu ammesso nel sacro ordine militare di Malta.

Lo stemma presenta una catena composta da sette anelli d’oro che pende dal cielo, simbolo della congiunzione delle cose umane con quelle divine. Al di sotto si apre un paesaggio tra due quinte di alberi. L’Impresa è circondata da quattro figure femminili in abiti classicheggianti, con differenti attributi. Il motto è un verso in greco, tradotto “coloro che procedono lieti, gioiosi”. Il dipinto era esposto in una sala riccamente addobbata di Palazzo Ciccolini, la prima sede dell’Accademia.

L’Accademia dei Catenati di Macerata è tutt’ora attiva, portando avanti diverse attività culturali.

Collezione Cesare Filippucci

Cesare Filippucci (1850-1932) era un artista ed amatore, collezionista di opere d’arte, impegnato nel settore agrario. Si distinse nell’attenzione costante riservata all’ambito assistenziale e in tale contesto venne nominato nel 1884 direttore dell’Ospedale degl’Invalidi o Ricovero di Mendicità di Macerata.

In contatto con i vari esponenti del ceto dirigente, Filippucci partecipa alla vita culturale della città e insieme a Domenico e Giovanni Spadoni, fu il promotore del Museo del Risorgimento istituito nel 1905, al quale donò cimeli, stampe ed armi. Nel corso degli anni aveva raccolto un cospicuo patrimonio artistico, donato alla Biblioteca comunale e alla Pinacoteca della sua città.

Il lascito Filippucci comprende reperti archeologici, materiale etnografico, gessi dello scultore Giuseppe De Angelis e circa 170 tra dipinti, disegni e stampe. La collezione di dipinti comprende opere dal XVII e XIX secolo di vario soggetto, ritratti, paesaggi e temi religiosi.