Scheda opera

Ricerca avanzata

Seleziona una voce per filtrare la tua ricerca.

Venere offre le armi ad Enea

Paolo de Matteis

(1662-1728)

data
1712
sede
Palazzo Buonaccorsi
collocazione
Primo piano/ Galleria dell'Eneide/ sala 14
soggetto
Eneide
tecnica
Olio su tela, 246 x 136 cm
n. inventario
D 137
tipologia
Pittura
scuola
Napoletana
percorso
Arte Antica

Descrizione

Il dipinto raffigura il momento in cui Venere consegna le armi al figlio Enea, per affrontare il combattimento contro Turno e i popoli latini. La Dea appare tra le fronde di un albero su di un trono di nuvole, circondata dagli amorini e da due colombe bianche, suo consueto attributo. Mostra ed Enea la nuova armatura appena forgiata da Vulcano, completa di scudo, elmetto e spada. L’eroe greco, dalla possente ma elegante figura, rivolge a lei il proprio sguardo.

In basso, l’uomo con la barba avvolto in un manto azzurro, simboleggia forse il fiume sulla cui riva secondo il racconto virgiliano avviene l’incontro, oppure per altri si tratterebbe della figura di Anchise.

L’episodio è tratto dall’ VIII libro dell’Eneide (vv. 608-625) e fa parte del ciclo di opere commissionate da Raimondo Buonaccorsi per la Galleria dell’Eneide del Palazzo. È nota la documentazione riguardo una rata del pagamento della tela, versata il 10 dicembre 1712 a Paolo De Matteis per “un quadro di palmi 12 incirca dove si rappresenta Enea ca lui da Venere li viene aditate l’armi”.

Paolo de Matteis è un’esponente della scuola napoletana. Fu allievo di Luca Giordano, uno dei protagonisti della pittura Barocca della seconda metà del Seicento. Il suo stile risente anche degli influssi derivati da Paolo Veronese, pittore veneto, e contaminazioni del realismo di Caravaggio, mediato dallo studio delle opere di Artemisia Gentileschi e di altri artisti caravaggeschi.

Il dipinto venne venduto negli anni Sessanta del Novecento insieme a parte della collezione Buonaccorsi. Confluito nel mercato antiquario, fu riacquistato nel 1974 dallo Stato e destinato alla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino. In seguito è stato concesso in deposito a Palazzo Buonaccorsi con altre tele del ciclo, a completamento della serie con le storie dell’eroe virgiliano.