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Mostre

Carlo Crivelli. Le relazioni meravigliose

Un progetto Regione Marche e Comune di Macerata in collaborazione con Università degli Studi di Macerata dedicato a Carlo Crivelli (Venezia 1430/1435 circa – Ascoli Piceno? 1495) invita il pubblico a un viaggio di scoperta verso le meraviglie della pittura di uno dei maestri del Rinascimento, attraverso una terra ricca di storia e arte.

Un percorso che parte da Macerata, all’interno di Palazzo Buonaccorsi, con 7 dipinti di Crivelli selezionati con l’intento di riportare nel territorio di provenienza alcune opere e prosegue in 8 comuni della Regione Marche che conservano lavori dell’artista o a esso fortemente collegati in una serie di, come suggerisce il titolo del progetto, relazioni meravigliose.

Pittore inquieto, sperimentatore, pieno di grazia e di genio, Carlo Crivelli è una delle figure più intriganti del XV secolo. Veneziano di nascita, in seguito ad una vicenda giudiziaria in cui fu coinvolto, abbandona la laguna giungendo prima a Zara per poi trasferirsi nelle Marche (dal 1468 al 1495), influenzando in modo definitivo la storia dell’arte di quel territorio e non solo. Ignorato da Giorgio Vasari, sconosciuto per decenni, riscoperto e adorato soprattutto dagli artisti preraffaelliti inglesi, conteso dai collezionisti del mondo, Carlo Crivelli a oggi è una figura indipendente che proietta il suo fascino, fatto di invenzioni sempre diverse, perfezione tecnica e mistero.

L’occasione di Carlo Crivelli. Le relazioni meravigliose, a cura di Francesca Coltrinari e Giuliana Pascucci, è l’importante restauro realizzato a favore della Madonna con il Bambino di Crivelli, custodita a Palazzo Buonaccorsi e presentata ora per la prima volta grazie a una ritrovata leggibilità insieme a un’importante novità. In seguito ad accurate analisi effettuate è possibile infatti ora affermare che l’opera fu eseguita direttamente su tela, portando a escludere l’ipotesi del trasporto da tavola fino a oggi sostenuto. La scoperta, supportata da una serie di prove, indentifica così la Madonna come l’unico esempio conosciuto di tela dipinta da Crivelli.

E, come ogni scoperta, essa conduce a mettere in discussione equilibri e certezze, aprendo nuovi scenari di ricerca e conoscenza. Se da una parte, ad esempio, si rinforza il rapporto tra Crivelli e Padova, in modo particolare con la bottega di Francesco Squarcione, in cui si forma anche il giovane Mantegna, uno dei pionieri della pittura su tela, dall’altra è necessario riconsiderare la figura di Crivelli che ci appare come sperimentatore di una tecnica ancora rara, da lui usata probabilmente per adeguarsi alle richieste della committenza e alla destinazione del dipinto. E poi ancora, la sfoderatura che ha permesso di arrivare alla scoperta, grazie all’osservazione diretta e ravvicinata del fronte ma soprattutto del retro, ha anche messo in evidenza che la Madonna era parte di un complesso più ampio, verosimilmente quello descritto da Luigi Lanzi alla fine del Settecento su un altare della chiesa di Santa Croce a Macerata.

La mostra di Macerata

La mostra all’interno dello straordinario Palazzo Buonaccorsi, progettato nel 1697 da Giovan Battista Contini, allievo di Gian Lorenzo Bernini, raccoglie 7 dipinti, provenienti da musei italiani e non solo, selezionati con l’intento di riportare nel territorio d’origine alcuni dei dipinti di Crivelli e di presentare i più aggiornati contributi di ricerca e indagine di carattere scientifico evincendo le molteplici relazioni “meravigliose” esistenti tra le opere, i maestri coevi, i musei che li hanno accolti fino ai visitatori di oggi.

Accanto alla Madonna con il Bambino di Macerata saranno esposti: Madonna del latte proveniente dalla Pinacoteca Parrocchiale di Corridonia, Madonna con il Bambino da Accademia Carrara di Bergamo, Pietà (Cristo morto compianto dalla Vergine, san Giovanni Evangelista e santa Maria Maddalena) dai Musei Vaticani, San Francesco che raccoglie il sangue di Cristo da Museo Poldi Pezzoli di Milano, Cristo benedicente da Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma oltre a un’opera del fratello Vittore Crivelli, San Sebastiano e devoti custodita nei depositi della Soprintendenza presso Galleria Nazionale delle Marche di Urbino e che sarà restituita a fine mostra alla città di Montegiorgio, da cui proviene.

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Carlo Crivelli, Madonna con il Bambino, tempera su tela, 60,8 x 41,5 cm, Macerata, Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi_PRIMA DEL RESTAURO - Musei Macerata
Carlo Crivelli, Madonna con il Bambino, tempera su tela, 60,8 x 41,5 cm, Macerata, Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi_PRIMA DEL RESTAURO
Carlo Crivelli, Madonna con il Bambino, 1482-1483, Bergamo, Accademia Carrara, cm 46x33,5 - Musei Macerata
Carlo Crivelli, Madonna con il Bambino, 1482-1483, Bergamo, Accademia Carrara, cm 46×33,5
Carlo Crivelli, Pietà (Cristo morto compianto dalla Vergine, san Giovanni Evangelista e santa Maria Maddalena), tempera e oro su tavola, cm 106x203, Città del Vaticano, Musei Vaticani - Musei Macerata
Carlo Crivelli, Pietà (Cristo morto compianto dalla Vergine, san Giovanni Evangelista e santa Maria Maddalena), tempera e oro su tavola, cm 106×203, Città del Vaticano, Musei Vaticani
Carlo Crivelli, San Francesco che raccoglie il sangue di Cristo, tempera su tavola, cm 19,6x13,5, Milano, Museo Poldi Pezzoli - Musei Macerata
Carlo Crivelli, San Francesco che raccoglie il sangue di Cristo, tempera su tavola, cm 19,6×13,5, Milano, Museo Poldi Pezzoli
Carlo Crivelli, Cristo benedicente, cm 36x 26,5, Roma, Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo - Musei Macerata
Carlo Crivelli, Cristo benedicente, cm 36x 26,5, Roma, Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo
Vittore Crivelli, San Sebastiano e devoti, tempera e oro su tavola, cm 164x112, Urbino, Galleria Nazionale delle Marche, Depositi (Proprietà: Montegiorgio, FM, chiesa parrocchiale dei Santi Giovanni e Benedetto) - Musei Macerata
Vittore Crivelli, San Sebastiano e devoti, tempera e oro su tavola, cm 164×112, Urbino, Galleria Nazionale delle Marche, Depositi (Proprietà: Montegiorgio, FM, chiesa parrocchiale dei Santi Giovanni e Benedetto)
Carlo Crivelli, Madonna del latte, 1474-1476 circa, tempera su tavola, cm 127 x 84 Corridonia, Pinacoteca Parrocchiale
Carlo Crivelli, Madonna del latte, 1474-1476 circa, tempera su tavola, cm 127 x 84 Corridonia, Pinacoteca Parrocchiale

Itinerario Crivelli

Si parte da Macerata per proseguire poi verso Corridonia, San Ginesio, Sarnano, Monte San Martino, San Severino Marche, Serrapetrona, Belforte del Chienti e Camerino. Un progetto che vuole far riscoprire l’opera di Crivelli, tra grandi pale d’altare e opere di formato ridotto per la devozione privata e il legame con il territorio marchigiano che lo ha ospitato (dal 1468 al 1495), in cui ha realizzato la maggior parte dei suoi capolavori e sul quale ha proiettato la sua influenza.

Itinerario Crivelli, progetto sviluppato grazie alla collaborazione con Università degli Studi di Macerata, i comuni interessati e le diocesi di Macerata e Camerino, prevede opere del maestro veneziano e di artisti a lui fortemente connessi, come il fratello Vittore Crivelli, l’allievo Pietro Alemanno, i Vivarini, Giovanni Boccati, Lorenzo d’Alessandro da Sanseverino, esempi della tradizione del polittico veneziano sia importata sia realizzata da maestri locali, oltre ad Antonio Solario, erede designato della bottega dell’ultimo dei Crivelli.

L’esposizione è accompagnata dal catalogo Carlo Crivelli. Le relazioni meravigliose edito da Silvana Editoriale con testi di Paola Ballesi, Francesca Coltrinari, Giuliana Pascucci, Daphne De Luca, Fabio Piacentini, Ulderico Santamaria, Fabio Morresi, Massimo Alesi, Giuseppe Capriotti, Stefano Papetti, Sonia Melideo, Daniela Tisi.

Carlo Crivelli. Le relazioni meravigliose è la prima mostra monografica dedicata al maestro nelle Marche, sua patria di adozione, e arricchisce la serie di progetti espositivi a lui dedicati, negli anni, a livello nazionale internazionale come Carlo Crivelli. Shadows on the Sky, Birmingham, 2022; Gli ori di Crivelli, Musei Vaticani, 2019; Ornament and Illusion. Carlo Crivelli of Venice, Boston, 2016; Crivelli e Brera, Milano, 2009.

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Fortuna critica

Ignorato da Giorgio Vasari, la fortuna critica di Carlo Crivelli ha dovuto attendere decenni prima di essere riconosciuta. Dalla fine del Settecento molte sue opere entrano nel mercato antiquario e si avvia la disgraziata scomposizione di alcuni dei suoi polittici marchigiani, oltre all’aggiunta di firme poi dichiarate false. Nell’Ottocento l’insistere della ricerca rispetto ai rapporti tra Venezia e le Marche riporta l’attenzione sul maestro, in ogni caso se da una parte la storia dell’arte si occupa di lui, dall’altra il mercato lo fraintende disperdendo, senza rispetto alcuno, molti capolavori. Oltre alle soppressioni napoleoniche che trasferiscono alcune opere a Milano presso Pinacoteca di Brera, la grande migrazione avviene verso la Gran Bretagna tanto che a oggi, The National Gallery di Londra conserva il più importante corpus al mondo di suoi dipinti. La fortuna nel mondo anglosassone è ben spiegata tenendo presente il crescente gusto preraffaelita che trova in Crivelli straordinari rimandi, caratteristiche che affascinano a tutt’oggi. Molti e importanti gli storici dell’arte che, negli anni, hanno studiato e scritto di Crivelli, da Cavalcaselle a Rushforth, da Venturi a Berenson che racconta di un autore che “non ci stanca mai”, oltre a Longhi, Zampetti, Davies e Zeri, fino alle più recenti ricerche di Lightbown, Daffra, Di Lorenzo, Campbell Golsenne, Hilliam e altri che confermano Crivelli uno dei più singolari, inquieti, sperimentali, preziosi, straordinari talenti del XV secolo.

Breve biografia

Carlo Crivelli, figlio d’arte e fratello del pittore Vittore (con il quale ebbe pessimi rapporti ma da cui fu sempre seguito e imitato), nasce presumibilmente tra il 1430 e il 1435 a Venezia. Ben presto si allontana dalla Laguna, in seguito a una condanna per concubinato con la moglie di un marinaio. Rispetto ai primi anni veneziani non si conservano opere documentate con certezza e si è ipotizzato che Crivelli si sia formato nella bottega dei Vivarini oppure dei Bellini. Sulla base della sua cultura figurativa e dello stile è invece certa la frequentazione della Padova della metà del 1400, caratterizzata dalla presenza di Donatello e Filippo Lippi e dalla bottega dello Squarcione. Dopo la condanna nel 1457 l’artista viaggia verso Zara, città croata ai tempi parte della Serenissima; in seguito, seguendo le rotte di mercanti e artisti, giunge a Fermo, nelle Marche e, dopo pochi anni, fissa la sua residenza ad Ascoli Piceno. La sua presenza è attestata in vari centri delle Marche come, oltre a Macerata e Ascoli, a Camerino, Matelica, Fabriano e Pergola. Nel 1489 ottiene il titolo di cavaliere, quasi certamente per i suoi meriti artistici. Si ha notizia della morte nel 1495, non è certo se ad Ascoli o a Camerino, da una lettera del fratello Vittore che rivendica l’eredità.

Cronaca di una scoperta

Madonna con il Bambino di Macerata è l’unico dipinto su tela di Carlo Crivelli.

L’intervento di restauro della Madonna con il Bambino di Palazzo Buonaccorsi, effettuato in occasione della mostra Carlo Crivelli. Le relazioni meravigliose, ha portato a importanti e sorprendenti risultati.
Il team di restauro insieme alle curatrici sono infatti giunti ad affermare che la Madonna Buonaccorsi sia stata inequivocabilmente dipinta su tela e non su tavola, come fino a ora creduto.

Questa nuova definizione fa dell’opera l’unico esempio di dipinto su tela conosciuto del pittore veneziano e, come spesso succede con le scoperte, impone una revisione di equilibri e informazioni fino a oggi dati per certe, oltre a porre nuovi quesiti e nuove sfide di ricerca.

Se esiste una tela di Carlo Crivelli è pensabile ne possano esistere altre? Quali? Dove cercare?
E poi ancora, la sfoderatura che ha permesso di arrivare alla scoperta, grazie all’osservazione diretta e ravvicinata del fronte ma soprattutto del retro, ha anche messo in evidenzia il ridimensionamento dell’opera.
E ancora, l’utilizzo della tela da parte di Crivelli, documento della stessa pratica nei medesimi anni in altri ambiti, rinforza il legame del pittore con Padova e la bottega di Squarcione, possibile saperne di più?

Come si è arrivati alla scoperta?

Molto spesso nella storia dell’arte la visione diretta e ravvicinata insieme alle nuove tecnologie producono modi di comprensione inattesi, questa volta il merito maggiore va alla sfoderatura oltre ovviamente alle capacità del team di restauro e curatoriale composto da Daphne De Luca, Francesca Coltrinari e Giuliana Pascucci.
L’opera è sempre stata considerata una tavola trasportata su tela anche se questa notizia non è mai stata attestata da alcuna fonte, come si diceva, durante le operazioni di restauro, grazie alla rimozione della fodera è stato possibile avere un contatto diretto con il fronte ma soprattutto con il retro.

La natura del supporto si evince chiaramente dall’osservazione ravvicinata dell’opera, supportata da una nutrita campagna d’indagini scientifiche. La tela presenta una trama piuttosto fitta e un filato omogeneo probabilmente in lino bianco. Prima della complessa operazione di sfoderatura del dipinto, era possibile osservare il tessuto emergere da alcune lacune stuccate durante i restauri precedentemente subiti dall’opera e dalle aree in cui le abrasioni della preparazione e della pellicola sono più marcate, lasciando la tela a vista. La preparazione, compenetrata nella trama della tela, è caratterizzata da uno spessore omogeneo e talmente esiguo che ci porta a escludere una sua precedente rimozione da un dipinto su tavola e una sua successiva applicazione su di un nuovo supporto in tela. La doratura delle aureole, sulla quale si tornerà più avanti, non è effettuata a bolo (n.d.r preparazione utilizzata nella doratura come base per la foglia metallica) bensì a missione direttamente sullo strato preparatorio e la trama del tessuto ha vistosamente segnato l’oro.

Anche in alcune campiture particolarmente sottili, i fili posti in verticale traspaiono sotto le pennellate stese a velature. Inoltre, il cretto (n.d.r reticolo disordinato di piccole crepe o innalzamenti di colore) degli strati preparatori e pittorici è tipico dei dipinti su tela e non dei dipinti su tavola. Si deve pertanto respingere l’idea di una prima vita dell’opera su legno e un suo successivo trasporto su tela. L’intervento di rimozione della tela da rifodero ha permesso di confutare ogni dubbio e di osservare finalmente il retro del manufatto, che si compone fra l’altro di due teli orizzontali cuciti insieme “a sopraggitto”. Il telo superiore misura 50 x 41,5 cm (alt. x larg.), mentre quello inferiore misura solo 10,8 x 41,5 cm (alt. x larg.), lasciandoci supporre che le dimensioni del dipinto dovevano essere in origine molto più ampie rispetto al frammento giunto fino a noi. Il fraintendimento sulla natura del supporto della Madonna di Macerata deriva dalla descrizione di Lanzi successivamente riecheggiata dagli studiosi, ma soprattutto dalla difficoltà di annoverare un dipinto su tela nel corpus delle opere di Carlo Crivelli, caratterizzato unicamente da dipinti su tavola, a eccezione dell’Annunciazione della National Gallery di Londra trasportata su tela nel 1881 e della Pietà di Boston, anch’essa frutto di un trasporto.

Daphne De Luca, restauratrice. Estratto dal saggio in catalogo: Il dipinto su tela di Carlo Crivelli a Palazzo Buonaccorsi. Sorprendenti novità tecniche e materiche in seguito al restauro.

L’ipotesi avanzata pone di fronte all’uso della tela non solo nella realizzazione di vessilli, palii, insegne per feste e cerimonie ma anche come supporto di importanti dipinti per altari. Consuetudine che, tra il XIV e il XV secolo, trova anche nel Veneto e in particolare a Padova un centro di elaborazione e diffusione della pittura a tempera su tela, nota anche come “pala” o “tabula” in “lini pannum”, veri e propri dipinti. Padova occupa una posizione di rilievo nello sviluppo della pittura su tela e in particolare la bottega dello Squarcione, dove si forma Andrea Mantegna e collabora anche Carlo Crivelli. Per la Madonna Buonaccorsi sembra pertanto che debba escludersi il trasporto da tavola fino a oggi sostenuto e che ci troviamo di fronte all’unico esempio noto dell’attività su tela di Carlo Crivelli. Semmai il riferimento al supporto ligneo poteva essere indicativo dell’apposizione di una tela inchiodata su tavola in tempi non precisabili della sua storia.

Giuliana Pascucci, co-curatrice. Estratto dal saggio in catalogo: La Madonna Buonaccorsi, vita e vicissitudini di un’opera d’arte.

Il complesso lavoro di scavo e riesame delle fonti condotto in occasione di questa mostra ha plausibilmente dimostrato che la Madonna di Palazzo Buonaccorsi è il residuo di un dipinto d’altare, descritto da Luigi Lanzi nella chiesa di Santa Croce di Macerata come una Madonna in trono fra quattro santi, con predella e cimasa raffigurante l’Eterno, firmata dal maestro veneziano24. Il risultato più impensato lo ha però fornito il delicato intervento di restauro effettuato da Daphne De Luca che ha rivelato come l’opera sia stata fin dall’origine dipinta su tela, confermando una intuizione espressa nel 1961 da Pietro Zampetti; è una scoperta di assoluto rilievo che mostra un aspetto inedito e inaspettato dell’attività di Crivelli a una data precocissima come quel 1470 testimoniato dalla scritta. L’uso del medium della tela, riconducibile alla tradizione veneto-padovana di cui Crivelli è portatore, potrebbe essere stato dettato da esigenze della committenza, ancora tutte da chiarire e dalla destinazione originaria, quella chiesetta della Pietà, primo insediamento dei francescani osservanti a Macerata, più simile a un oratorio che a una chiesa, da cui nel 1507 la comunità emigrò per passare nel nuovo convento di Santa Croce.

Francesca Coltrinari, co-curatrice. Estratto dal saggio in catalogo: Carlo Crivelli. La perfezione dell’arte

I saggi completi di Daphe De Luca, Giuliana Pascucci e Francesca Coltrinari, sono contenuti nel catalogo edito da Silvana Editoriale Carlo Crivelli. Le relazioni meravigliose con testi di Paola Ballesi, Fabio Piacentini, Ulderico Santamaria, Fabio Morresi, Massimo Alesi, Giuseppe Capriotti, Stefano Papetti, Sonia Melideo, Daniela Tisi.

Se la pittura ebbe incremento in Venezia da un nostro marchianno (alludendo a Gentile da Fabriano) non l’ebbe minore fra noi per un veneto, che in questi luoghi si condusse e vi sparse moltissima luce.

A. Ricci, 1834

Non se ne sta quieto, né mostra di essere pago di una creatività scontata e ripetuta;
si arrovella invece nel cercare non composizioni nuove, ma nuove soluzioni formali,
quasi soggiogato dalla esigenza di un’impossibile perfezione.

P. Zampetti

Date e orari

Carlo Crivelli, Le Relazioni Meravigliose - Musei Macerata

CARLO CRIVELLI. LE RELAZIONI MERAVIGLIOSE
Macerata, Palazzo Buonaccorsi e Regione Marche
7 ottobre 2022 – 12 febbraio 2023
a cura di Francesca Coltrinari e Giuliana Pascucci

Per la durata della mostra i musei civici resteranno aperti con il seguente orario:
martedì – domenica 10 – 13 | 14.30 – 18.30

Giorni straordinari di apertura: 31 ottobre, 26 dicembre, 2 gennaio, 9 gennaio
Giorni di chiusura: 25 dicembre, 1 gennaio

Aperture Straordinarie

I Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi (collezioni e mostra “Carlo Crivelli. Le relazioni meravigliose”) da sabato 29 ottobre a martedì 1 novembre saranno aperti con orario continuato, dalle 10.00 alle 18.30 (ultimo ingresso 30 minuti prima)

Lunedì 31 ottobre la mostra “Carlo Crivelli. Le relazioni meravigliose” sarà visitabile anche di sera, dalle 20.30 alle 23.00

Biglietti

Biglietto intero € 9,50

Biglietto ridotto € 7,00
Studenti universitari e Accademia Belle Arti, gruppi di minimo 15 persone, convenzionati FAI, Touring Club, COOP Alleanza 3.0, Italia Nostra, residenti nel comune di Macerata.

Biglietto ridotto Scuole € 4,00
Riservato alle scolaresche degli istituti secondari di primo e secondo grado del comune di Macerata.

Ingresso gratuito
Soci ICOM, ragazzi fino a 13 anni, giornalisti muniti di regolare tesserino, guide turistiche Regione Marche munite di regolare tesserino, persone disabili con accompagnatore.